Savini Milano, un’esperienza sublime e deliziosa

Savini Milano, il ristorante dove la tradizione incontra l’innovazione.

Sì, avete capito bene, oggi si parla dello storico ristorante (uno dei luoghi divenuti simbolo di Milano) situato dal 1867 in Galleria Vittorio Emmanuele. Preparatevi ad entrare insieme a me nella storia, perché questo è esattamente ciò che ho percepito mentre percorrevo i tre piani dello storico edificio affacciato sulla Galleria Vittorio Emanuele II, che ha visto

gravitare in quelle sale vere e proprie leggende del panorama internazionale.

Il Savini nasce come birreria ma presto rilevato da Virgilio Savini, si trasforma in uno dei luoghi più frequentati della città e divenendo così una leggenda che da più di un secolo contribuisce alla storia della città meneghina. Tra le tante leggende, si racconta che proprio nelle salette private del ristorante, Tommaso Marinetti ha dato vita al movimento del futurismo scrivendo qui il celeberrimo Manifesto. Leggenda? Verità? non lo sappiamo con certezza, ma si siamo a conoscenza del fatto che al Savini Milano hanno animato e cenato personaggi illustri come Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Giovanni Verga, Gabriele D’Annunzio, Arturo Toscanini, Totò e Henry Ford. Ma non solo, anche altri noti volti come Luchino Visconti, Ava Garner, Indro Montanelli, Peppino De Filippo, Gina Lollobrigida, Ranieri e Grace di Monaco. Ma la storia più bella che ho sentito dal famoso ed incredibile ristoratore Sebastian Gatto è quella riservata a Maria Callas:

Si narra che fosse solita incontrare qui segretamente il magnate Aristotele Onassis, in una saletta riservata con ampia vetrata sulla Galleria. Una volta resa pubblica la loro storia, la coppia è stata vista più volte cenare qui ed è per questo motivo che, ancora oggi, l’angolo più romantico e riservato del ristorante è a lei dedicato.

Nel 2007 la Famiglia Gatto ne rileva la gestione e riporta il Savini Milano in auge, ristrutturandolo in modo da mantenere la sobria eleganza e allo stesso tempo aggiungendo tocchi di modernità come la cucina a vista.

 

Savini Milano, un esperienza sublime e deliziosa

Il Ristorante Savini oggi è diventato quello che si può definire un perfetto mix di tradizione e innovazione: “due anime in grado di convivere in modo armonioso andando a completarsi e arricchirsi tra loro“.

La tradizione, che si esprime ancora oggi negli arredi d’antan e nei quadri originali dell’800 che ancora arricchiscono le sale del ristorante, si affianca alla modernità rappresentata della cucina a vista e dal menù creativo dello chef Giovanni Bon.

Menù creativo? esatto, quello di Giovanni Bon, uno chef giovane pronto a stupire i suoi commensali.

La sua cucina, che ama definire “emozionale”, è orientata fortemente all’interazione con il cliente, alla sua soddisfazione e all’esperienza unica che vuole fargli vivere perché “ogni piatto, pur rimanendo sempre lo stesso, è differente da qualunque altro in base a chi lo sceglie”.

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Il menù per la stagione primavera estate 2016 del Savini Milano

I piatti deliziosi che realizza il grande chef Bon, si caratterizzano per la sperimentazione e l’utilizzo di materie prime di altissima qualità. Tutto ciò lo abbiamo scoperto di persona, durante la presentazione del menù primavera estate 2016 del Savini Milano.

Nel menù del Ristorante Savini trovano così spazio piatti sia della tradizione italiana e milanese ma anche di quella mediterranea ma rivisitati con estro, che sperimentano nuovi codici e che utilizzano i migliori prodotti disponibili al Mondo come il salmone selvaggio norvegese, lo zafferano iraniano, il fois gras francese, il pepe giamaicano o il sale Maldon inglese.

Uno dei piatti più interessanti dello chef Bon è stato senz’altro lo “Scampo affumicato, farcito di cioccolato guanaya e fave fresche, con trasparenza di consommè di crostacei ai pistilli di zafferano”.

In questo piatto è infatti racchiusa tutta la sua esperienza e sono facilmente distinguibili le tappe della sua vita lavorativa: dall’amore per le materie prima d’eccellenza alla passione per le lavorazioni che non intaccano il sapore e la materia, privilegiando i crudi o le basse temperature, dalla contaminazione con prodotti della cucina internazionale (fave di cioccolato) al legame con l’Italia e la storia del Savini con l’uso dello zafferano, fino all’influenza della cucina francese con il consommè.

Ma se pensate che solo questo Scampo mi ha conquistato, vi sbagliate, il gambero rosso alla catalana e i suoi condimenti e chupito di Caipirinha è stato una vera delizia. Per non parlare del riso verde al profumo del basilico che da il benvenuto alla primavera. Il filetto di triglia con asparagi rosa mi ha portato a percepire il significato dell’aggettivo sublime. Ed infine i bignè con ripieno di mouse alla carota è stata una vera delizia ad ogni boccone.  Il tutto accompagnato da vini eccezionali consigliati dal Sommelier Roberto De Nicolo.

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Visitare la Galleria Vittorio Emmanuele di Milano e non entrare al Savini Milano, significa saltare un “pezzo” importante della storia meneghina e perdersi un momento davvero sublime.