Storie di lotta per la libertà

Venezuela

Storie di lotta per la libertà

Molto è stato detto e scritto sulla repressione in Venezuela, che ha portato la gente a protestare, a fuggire, a organizzare i movimenti fella resistenza e cercare di attirare l’attenzione della comunità internazionale attraverso la “democrazia” informativa dei social network .

Quello che presenterò qui di seguito è solo la mia esperienza personale, un breve riassunto di quello che ho potuto vivere per le strade del Venezuela, quando, insieme a centinaia di migliaia di giovani sei contro il regime tirannico di Nicolas Maduro.

La  persecuzione politica non è una novità per la mia famiglia, la metà di essa proviene di  Cuba con originespagnola, emigrati in Cuba e anni dopo emigrati in Venezuela prima che arrivasero le devastazioni della rivoluzione castrista. Tra i migranti, esuli, e fucilati che compongono il mio albero genealogico, da quel gruppo di persone a mala pena sopravvive mio padre, un anziano di 76 anni che per la seconda volta ha dovuto testimoniare come la vita che ha costruito è diventata un campo di fantasmi, ricordi costruiti a metà attraverso le foto, le reti di audio  lontani, e testi nella nostra mente che vagamente suonano come le voci dei nostri cari, sempre incomplete, sempre freddi come l’acqua che scorre lungo le guance. Per lui e mia madre ho provato fino alla fine, anche senza possibilità di vincere, anche nella confusione più totale, nient’altro contava per me, e sono sicuro che per tutti coloro che continuano a lottare in Venezuela, niente importa più della libertà e poter avere le loro famiglie unite e in prosperità.

Così siamo andati fuori, ognuno ha una storia, una famiglia che l’aspettava, un pezzo di cielo, l’aria e la terra che non aveva voglia di lasciare a nessun costo, un futuro a cui accendere una candela per esprimere un desiderio, e in molti casi anche la necessità imperiosa del presente. Non  cerchiamo alcun privilegio come la cupola marcia del chavismo ha sempre cercato di dire, volevamo solo a vivere nel nostro paese, avere l’acqua, l’elettricità, la sicurezza, il lavoro, la libertà, la giustizia e un sogno da seguire nella nostra terra.

Non volevamo scappare, era così semplice.

La protesta inizia sempre la stessa, con l’entusiasmo delle masse, essendo molti, troppi per essere dispersi, essistono troppi motivi per cui nessuno con un pezzo di anima non possa opporsi al regime, poi, quando abbiamo saputo che potevamo essere travolti e che la compassione non abbondava, abbiamo sperato che quei pezzi di anima rinascessero tra chi ci  sparavano, che qualcosa li avvicinassi alla nostra rabbia, il nostro odio, perché a quelli tirano i fili delle marionette noi li odiamo.  L’ impotenza, la sofferenza, la frustrazione, si trasformarono in odio dinanzi all’ingiustizia e al terrore, dinanzi alla cattiveria sistematica.

Le marce iniziano sempre essendo molteplici, pacifiche, imponenti, piene di speranza e 

l’ obiettivo non è mai stato confrontato con i militari per reprimere noi, ma volevamo raggiungere i centri di potere per ottenere i nostri reclamo.Jamás così, la repressione è sempre stato selvaggio, tutti i giorni sono morti e continuano a morire più i manifestanti, tutti i giorni dozzine furono imprigionate, torturate e estorte, quindi eravamo pronti.

Non siamo mai stati un gruppo omogeneo o ben organizzato, il 99% di quelli che sono scesi in strada nel 2017 molti fuggivano all’ ascoltare il primo colpo, nel restante 1% c’era di tutto, bambi di strada, gente dei quartieri malfamati, gente di strada, delle università, studenti, quasi tutti giovani con tutta una vita davanti a loro. Molti non sono riusciti a sopravvivere, almeno 3 sono caduti nella stessa strada in cui mi trovavo, le coincidenze mi hanno fatto sopravvivere, le stesse che a loro li hanno fatti essere nel posto e nel tempo sbagliato, quando al grilletto un altro giovane, povero come noi, ma in uniforme verde, decise unilateralmente e insolentemente che un’altra vita doveva essere estinta in modo che la festa dei maiali potesse continuare.

Tanta vita persa per niente, tanto coraggio e tanta codardia nella stessa frase.

Quasi tutte le persone che sono morte nelle manifestazioni erano all’inizio della marcia, proprio nella zona dove si sono scontrati con i militari. Nonostante ad essere più, noi siamo il 90% della popolazione, sono loro che hanno le armi, non noi, è una lotta molto diseguale e oserei dire che può anche sembrare inutile, segretamente abbiamo sempre saputo che per la popolazione ci sono poche possibilità, ma abbiamo continuato ad andare ogni giorno, sperando che qualche miracolo accadesse, che un gigante di dignità si svegliasse demolendo  tutto l’odio e la miseria miseria che il chavismo ha creato. Non è mai successo, i militari sempre non si sono mai uniti a noi, reprime era un business per loro troppo succulento. Oggi invece ci sono già più di 400 diserzioni.

I generali e colonnelli si davano il banchetto mentre il paese era in fiamme, i suoi subordinati lontano da ribellarsi solo pensavano a modi di lucrarsi. Arrestare un manifestante in Venezuela è un business sicuro, sono torturati mentre  chiedono soldi in dollari alla sua famiglia, ogni scaglione militare prende la sua parte e questo è tutto ciò che per loro conta, i soldi , salire in posizioni, acquisire la simpatia dei superiori e avere privilegi. Anche a loro tutto il resto non  importava. Oggi facciamo appello a quei uomini e donne degni che rimangono ancora all’interno delle forze armate venezuelane.

Dall’altra parte abbiamo giocato e sempre giocato alla roulette russa, non importa ciò che qualcuno ci dice non abbiamo mai saputo da quale direzione sarebbe venuto ilcolpo, chi sarebbe apparso nei social network con un fiocco nero, chi sarebbe stato quel figlio a chi sua madre avrebbe visto per l’ ultima volta. Non sapevamo nulla.

Tuttavia, tutti riconcevamo  il momento per il sangue eccessivo o il corpo inerte, un freddo ci recorreva la schiena e con tutte le nostre forze desideravamo che quel giovane come tence la facesse a spravivere, ci facevamettere in discussione la nostra presenza in quel massacro alimentando ancora più l’odio e l’ impotenza, ci facevadesiderare di avere il corpo fatto di lame essendo un’arma mortale per fare giustizia, ma subito capivi di essere soloun mucchio di lacrime. In Venezuela, solo la fortuna ti tiene in vita.

Sono state battaglie così nobili come inutili, le pietre mai passano attraverso il muro di scudi, le molotov mai dannofuoco ai carri armati, mai saremmo stati arrivati a Miraflores, ma la carne del petto si su rompeva, i cuori sifermavano per l’emorragia, il nostro  sangue riempiva il suolo e la speranza di toccare l’anima dei carnefici si estingueva. Eravamo soli, sempre siamo stati soli.

Molti credono erroneamente che nel 2017 abbiamo smesso di andare a protestare perché l’opposizione politica ha negoziato la nostra posizione, la verità è che abbiamo smesso di andare perché il costo delle proteste era troppo alto e il beneficio di farlo era tutt’altro che reale. La probabilità di morire era sempre presente o peggio, la probabilità di essere incarcerato, estorto e torturato era immensa. Le guardie spesso sparano le bombe di gas lacrimogeno in faccia, e pallettoni a bruciapelo, se ti lasciano vivo fano tutto il necessario per prenferi, anche nella tua casa, uccidono i cani, maltrattano, e se tiportano via solo esistono due strade, l’estorsione o la tortura.

Perciò tanti siamo andati via, non abbiamo visto alcuna possibilità o  speranza di vincere, ci hanno schiacciato militare e comunicazionalmente, ci hanno infiltrati e ci hanno costretto alla miseria e così le città sono state svuotate lasciando solo i vecchi ei fantasmi, gli stessi cheda due mesi mi  annebbiano la testa.

Mi hanno tolto tutto e nonostante la terra, l’aria, il sole e il suono di questi uccelli siano gli stessi, nonostante la natura mi parla nel suo linguaggio universale e cerco di ignorare gli accenti e imparare i nomi delle strade, anche se ho giurato dare il tutto per portare il pane alla mia famiglia,da lontano e aver promesso di chiamarli tutti i giorni, non posso dimenticarlo, sono a pezzi.

Quando mi chiedono come ci si sente ad aver vissuto questo, odio dire che hanno rotto i miei sogni, perché in realtà li hanno rotto tutti. E anche nella pace e nella prosperità di altre terre l’aria mi attraversa e non riesco a rialzarmi affatto, come una bandiera spezzata. La mia anima non prende il volo, ha troppi buchi.

Presero il viso di mia madre, la voce di mio padre, la sua dolce e meritata vecchiaia, la terra che si alzava su i miei piedi mentre tornavo a casa, il suono della porta che si apriva, il vicino che mi salutava sempre, l’odore del cibo prodotto dalla mia vecchia e tante altre cose che non ci sono abbastanza parole per dirle. Hanno preso tutto. Non sono completo

Ora è strano trasferirsi in un altro mondo, molto diverso in cui il governo non è più il mio più grande nemico ei bisogni di prima necessità non sono il problema quotidiano. Il cervello vaga ma è ancora attaccato alle conseguenze di un trauma che non capisce e nel mezzo della pace mi chiedo che cosa facciano le persone di questo paese con la loro libertà? Cosa  pensano? Quali sono i loro problemi? Dove riposano le menti che non hanno vissuto in crisi per sempre, di coloro che non hanno visto bimbi morire per strada mentre combattevano per cose inafferrabili come la giustizia, per cose incerte come il futuro? Come si sente non avere fantasmi che sussurrano nelle tue orecchie, che ti feriscono, che si nascondono in ogni pezzo di terra che assomiglia alla nostra, in ogni sorriso smarrito, in ogni momento immaginato da lontano?

Forse non lo saprò mai più.

Nessuno mi insegue con una pistola tra le mani, eppure la mia mente continua a correre, fuggiasca, furiosa, persa. La vita del mio vecchio scivola dalle mie mani ogni giorno che passa, le ultime parole della sua vita si stanno scrivendo e non posso far nulla per cancellarle, per scrivere alla forza che avrebbe conosciuto i suoi nipoti e vivere in pace, che saremmo stati insieme quando è arrivasse il momento, che prima o poi l’avrei riscattato per restituirgli tutta la felicità che mi ha dato e che li è stata derubata a lui, che la mia faccia non sarebbe stata un’ altra ombra nei suoi ultimi giorni.

Il Chavismo ha preso la mia luce e ho provato a ribellarmiinsieme a centinaia di migliaia, in modo che col lampo potessero vedere la sua faccia sfigurata.

E ora che si apre un nuovo raggio di speranza, vorrei tornare, darei  tutto di nuovo, fino alle ultime conseguenze. Il mondo, NON PUÒ ABBANDONARCI

Marcel Bardon.

Relatos de lucha por la Libertad

Mucho se ha dicho y escrito sobre la represión en Venezuela , lo que ha motivado a la gente a protestar, a huir, a organizar movimientos y tratar de llamar la atención de la comunidad internacional a través de la “democracia” informativa de las redes sociales. 

Lo que les presentaré a continuación no es más que mi experiencia personal, un breve resumen de lo que pude vivir en las calles de Venezuela cuando, junto con cientos de miles de jóvenes, te opones al régimen tiránico de Nicolás Maduro.

La persecución política no es nueva en mi familia, la mitad de ella es cubana de orígen español, emigrados a Cuba y tiempo después, emigrados a Venezuela ante los estragos de la revolución de Castro. Entre los emigrantes, exiliados, y fusilados que conforman mi árbol genealógico, de ese grupo de personas apenas sobrevive mi padre, un anciano de 76 años que por segunda vez ha tenido que presenciar como la vida que construyó se convirtió en un campo de fantasmas, de recuerdos a medias a través de las fotos de las redes, los audios lejanos, y los textos que en nuestras mentes suenan vagamente como las voces de nuestros seres queridos, siempre incompletos, siempre fríos como el agua que corre por las mejillas. Por él y mi madre lo intenté hasta el final, aún sin posibilidades de ganar, aún en la más absoluta confusión, lo demás no me importaba, como estoy seguro que a todos los que siguen luchando en Venezuela, nada les importa más que la libertad y tener a sus familias unidas y en prosperidad.

Por eso salíamos, cada quien tiene su historia, una familia que esperaba, un pedazo de cielo, aire y tierra que no quería abandonar a ningún costo, un futuro al cual encenderle una vela para pedir un deseo, y en muchos casos incluso la necesidad imperiosa del presente. No buscábamos ningún privilegio como la cúpula podrida del chavismo siempre ha tratado de decir, sólo queríamos seguir viviendo en nuestro país, tener agua, electricidad, seguridad, trabajo, libertad, justicia y el sueño que seguir en nuestra tierra.

No queríamos huir, era así de simple.


La protesta siempre comienza igual, con el entusiasmo de la masa, de ser muchos, demasiados para ser arrollados, de tener infinitas razones para que nadie con un trozo de alma pudiese oponerse, luego, cuando supimos que sí podíamos ser arrollados y que la compasión no abundaba, teníamos la esperanza de que esos pedazos de alma renacieran en alguna parte de quienes nos disparaban, de que algo los uniera a nuestra rabia, a nuestro odio, porque a quienes manejaban los hilos de aquellas marionetas los odiábamos. La impotencia y el sufrimiento, la frustración, se nos convirtió en odio furia ante la injusticia y el terror, ante la maldad sistemática.

Las marchas siempre comienzan siendo multitudinarias, pacíficas, ⅞esperanzadoras y decididas. Nuestro objetivo jamás ha sido enfrentarnos con las fuerzas militares que nos reprimen, pero sí queríamos llegar a los centros de poder para hacer llegar nuestro reclamo. Jamás fue así, la represión siempre ha sido salvaje, a diario morían manifestantes y siguen muriendo mas, a diario decenas eran apresados, torturados y extorsionados, entonces ya íbamos preparados.

Jamás fuimos un grupo homogéneo ni bien organizado, el 99% ⅞ quienes salíamos a las calles en 2017  huía al escucharse el primer disparo, en el 1% restante había de todo, niños de la calle, gente de los barrios, de las calles, de las universidades, casi todos jóvenes con una vida entera por delante. Muchos no pudieron vivirla, al menos 3 cayeron en la misma calle donde yo estaba, las casualidades me hicieron sobrevivir, las mismas que hicieron que ellos estuvieran en el lugar y el momento equivocado, cuando al gatillo de algún otro joven, tan pobre como nosotros, pero con un uniforme verde, decidió de manera unilateral e insolente que una vida más debía apagarse para que el festín de los cerdos continuase. 

Tanta vida perdida por nada, tanta valentía y tanta cobardía en una misma frase. 

Casi todas las personas que han muerto en las manifestaciones estaban en la punta de la marcha, justo en la zona donde se chocaba con las fuerzas militares. Aunque nosotros somos mas, somos el 90%, ellos son los que tienen las armas, nosotros no, es una lucha muy desigual y me atrevo a decir que hasta puede parecer inútil, secretamente siempre hemos sabido que no tenemos oportunidad pero seguíamos yendo cada día, esperando que algún milagro ocurriese, que un monstruo de dignidad despertara arrasando todo el odio y la miseria que el chavismo creó, pero nunca sucedió, los militares jamás se nos unieron, reprimirnos era un negocio demasiado suculento. Hoy en cambio van 270 deserciones. 

Los generales y coroneles se dan banquetes mientras el país se incendia, sus subalternos lejos de rebelarse apenas pensaban en maneras de lucrarse. Atrapar a un manifestante en Venezuela es un negocio seguro, se le tortura mientras se le pide dinero en dólares a su familia, cada escalafón militar se lleva su parte y eso es todo lo que les importaba, el billete, escalar posiciones, ganar simpatía de los superiores y tener privilegios. Lo demás, también a ellos, no les interesa. Del otro lado jugábamos y siempre hemos jugado a la ruleta rusa, no importa lo que nadie nos diga, jamás sabíamos de cuál dirección provendría el disparo, quien aparecería en las redes con un lazo negro, cuál madre habría visto por última vez a su hijo. No sabíamos nada.

Sin embargo, todos reconocíamos el momento, por la sangre excesiva o por el cuerpo inerte, un frío nos recorría la espalda y te hacía desear con todas tus ganas que aquel joven, igual que tú, sobreviviera, te hacía cuestionarte tu presencia en esa masacre, te llenaba aún más de odio y de impotencia, te hacía querer tener el cuerpo hecho de cuchillas, de ser un arma inmortal que hiciera justicia, pero luego te enterabas de que apenas eras un montón delágrimas. En Venezuela, sólo la suerte te mantiene vivo. 

Han sido batallas tan nobles como inútiesl, las piedras jamás atravesaran el muro de escudos, las molotovs nunca incendiarán las tanquetas, jamás llegaríamos a Miraflores, pero la carne del pecho sí se rompía, los corazones se detenían ante la hemorragia, nuestra sangre llenaba el suelo, y la esperanza de tocar el alma de los verdugos se extinguía. Estábamos solos, siempre lo estuvimos. 

Muchos creen erróneamente que en 2017 dejamos de ir a protestar  porque la oposición negoció nuestra posición, la verdad es que dejamos de ir porque el costo de protestar era demasiado alto y el beneficio de hacerlo estaba muy lejos de ser real. La probabilidad de morir siempre estaba presente, o peor, la probabilidad de ser apresado, extorsionado y torturado era inmensa. Los guardias muchas veces disparaban a la cara las lacrimógenas, y a quemarropa los perdigones, si te dejaban vivir hacían lo que sea para atraparte, incluso dentro de tu casa, mataban perros, abusaban, y si te llevaban tan sólo existían dos caminos, la extorsión o la tortura.

Por eso tantos nos fuimos, no vimos oportunidad ni esperanza alguna de ganar, nos avasallaron militar y comunicacionalmente, nos infiltraron y nos obligaron a la miseria, y ante tal situación las ciudades se fueron vaciando dejando apenas a los viejos y a los fantasmas, los mismos que ahora, desde hace dos meses, nublan mi cabeza.

Me quitaron todo y aunque la tierra, el aire, el sol y los sonidos de estas aves sean los mismos, aunque la naturaleza me hable en su lenguaje universal y trate de ignorar los acentos y aprenderme los nombres de las calles, aunque haya jurado darlo todo por llevar el pan a mi familia desde la distancia y haya prometido llamarles cada día, no puedo olvidar, estoy roto.

Cuando me preguntan qué se siente haber vivido esto, odio decir que rompieron mis sueños, porque en realidad los rompieron todos. Y aún en la paz y la prosperidad de otras tierras el aire pasa a través de mi y no me puedo levantar del todo, como una bandera rota. Mi alma no levanta vuelo, tiene demasiados agujeros.

Se llevaron la cara de mi madre, la voz de mi padre, su vejez dulce y merecida, la tierra que se levantaba a mis pies camino a mi casa, el sonido de la puerta de mi casa al abrirse, al vecino que siempre saludaba, el olor de la comida que hacía mi vieja, y tantas otras cosas que no existen palabras suficientes para decirlas. Se llevaron todo. No estoy completo.

Ahora es extraño moverse en otro mundo, uno muy distinto donde el gobierno ya no es mi mayor enemigo, y las necesidades básicas no son el problema cotidiano. El cerebro divaga pero aún apegado a las secuelas de algún trauma que no entiende,  y en medio de la paz me pregunto ¿Qué hace la gente de este país con su libertad? ¿En qué piensan? ¿Cuáles son sus problemas? ¿En qué lugar reposan las mentes que no han vivido en crisis desde siempre, de quienes no han visto a niños morir en las calles luchando por cosas tan inasibles como la justicia, por cosas tan inciertas como el futuro? ¿Qué se siente no tener fantasmas que susurran al oído, que duelen, que se esconden en cada trozo de tierra que se parece a la nuestra, en cada sonrisa perdida, cada momento imaginado desde la distancia?

Quizás nunca vuelva a saberlo.

Ya nadie me persigue con un arma en las manos, y sin embargo, mi mente sigue corriendo, desbocada, furiosa, perdida. La vida de mi viejo se me escurre de las manos cada día que pasa, las palabras finales de su historia se escriben y no pude hacer nada para borrarlas, para escribir a la fuerza que conocería a sus nietos y viviría en paz, que estaríamos juntos cuando llegase el momento, que antes podría redimirlo, retribuirle la felicidad que me dio y que a él le robaron, que mi rostro no sería una sombra más en sus últimos días.

El chavismo me quitó la luz, e intente rebelarme, junto con cientos de miles, para que en el relámpago pudiesen ver su rostro desfigurado.

Y ahora que se abre un nuevo rayo de esperanza, yo volvería, yo daría todo de nuevo, hasta las últimas consecuencias. El mundo, NO NOS PUEDE ABANDONAR

Marcel Bardon.