*Post contente links di Get Your Guide. In qualità di affiliato Get Your Guide ottengo dei guadagni dagli acquisti idonei. Cari esploratori di emozioni, parliamoci chiaramente: la bassa autostima non è una cosa che si “aggiusta” come un rubinetto che perde. Non basta leggere una frase motivazionale su uno sfondo di tramonto per sentirsi improvvisamente invincibili. Se fosse così facile, non saremmo qui a parlarne. Vediamo come si cura la bassa autostima?
Come si cura la bassa autostima: smettere di essere i propri peggiori nemici
La sensazione di non essere mai “abbastanza” — abbastanza bravi, abbastanza belli, abbastanza intelligenti — è più simile a un rumore bianco di sottofondo. C’è sempre, logora le energie e finisce per condizionare ogni scelta, dal lavoro alle relazioni, fino al modo in cui facciamo la spesa. Ma se c’è una cosa che ho imparato osservando i percorsi di chi ce l’ha fatta, è che la cura non passa per la trasformazione in supereroi, ma per una lenta, ostinata riappropriazione del proprio diritto di esistere, così come siamo.
Il mito della fiducia innata
Spesso guardiamo gli altri e pensiamo che siano nati con una corazza che a noi manca. Non è così. L’autostima non è un dono del destino, è un muscolo che molti hanno dovuto allenare nel buio. Curarla significa innanzitutto smettere di aspettare che la paura scompaia per iniziare a vivere. La paura di fallire resterà lì, ma il segreto è non darle più il posto di guida nel viaggio della nostra vita.
Il tribunale interno
Il problema principale è che siamo giudici severissimi di noi stessi, con un codice penale che non applicheremmo a nessun altro. Passiamo le giornate a processarci per ogni minima sbavatura. Se un amico facesse un errore, gli diremmo: “Capita, rimedierai”. A noi stessi, invece, urliamo internamente: “Vedi? Sei il solito disastro”.
La vera cura inizia quando impariamo a sabotare questo tribunale. Non serve diventare arroganti; basta diventare ragionevoli. Iniziare a chiedersi: “Questo pensiero che ho su di me è un fatto oggettivo o è solo la mia stanchezza che parla?”. Imparare a distinguere tra ciò che siamo e come ci sentiamo in un momento di crisi è la chiave di volta.
L’illusione del confronto
Passiamo ore a guardare le vite degli altri attraverso lo schermo di uno smartphone, confrontando il nostro “dietro le quinte” (fatto di pigiami, dubbi e conti da pagare) con il “palcoscenico” degli altri. È una battaglia persa in partenza. Curare la propria autostima significa chiudere quelle finestre e tornare a guardare dentro la propria stanza. Significa capire che la nostra misura non può essere presa sul metro di qualcun altro. Ognuno di noi ha un passo diverso, una storia diversa e cicatrici che gli altri non vedono.
Azioni, non solo pensieri
Non ci si cura solo pensando. Ci si cura agendo. L’autostima cresce quando facciamo qualcosa che ci spaventa un pochino, e scopriamo che il mondo non è crollato. Non serve scalare una montagna; a volte il successo è dire di “no” a una richiesta che ci sfrutta, o permettersi di riposare senza sentirsi in colpa. Ascoltare quello che sentiamo e agire di conseguenza, senza tradirci, è un segnale potentissimo che mandiamo a noi stessi: è come dirsi, finalmente, che il nostro tempo e la nostra dignità contano davvero. È un esercizio di coerenza che scuote dentro, perché mette fine alla guerra tra ciò che proviamo e ciò che facciamo.
Accettare le giornate “no”
C’è questa strana idea che guarire significhi stare sempre bene. Assolutamente no. Avremo ancora giorni in cui ci sentiremo inadeguati, in cui lo specchio sarà un nemico e il futuro sembrerà una salita troppo ripida. La differenza, nel tempo, non è che questi momenti spariscono, ma che impariamo a non crederci più ciecamente. Impariamo a dire: “Oggi mi sento un fallimento, ma so che è solo una nuvola di passaggio, non è il mio cielo”.
Alla fine, la cura della bassa autostima è un ritorno a casa. È smettere di cercare conferme fuori e iniziare a costruire un luogo sicuro dentro di sé. È un percorso faticoso, sporco, a tratti frustrante, ma è l’unico che valga davvero la pena di essere percorso. Non cercate la perfezione, cercate la vostra voce, anche se all’inizio trema un po’.
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Margaret Dallospedale
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