Avete presente quelle serate in cui cercate di spiegare qualcosa di importante a qualcuno a cui tenete, e dopo dieci minuti vi ritrovate a urlare o, peggio, a chiudervi in un silenzio che pesa come un macigno? Ecco, se fosse facile come dicono certi manuali, saremmo tutti in pace col mondo. Ma la verità, cari esploratori di emozioni, è che comunicare è un casino. È un atto di equilibrismo tra quello che abbiamo in testa, quello che riusciamo a buttare fuori e quello che l’altro, col suo carico di filtri e paranoie, decide di sentire. Non ci credete? Io sono anni che cerco di capire quali siano le strategie per la comunicazione efficace. Oggi vi racconto cosa ho capito fino ad oggi!
Comunicazione efficace
Spesso pensiamo che comunicare bene significhi essere dei grandi oratori. Cazzate. Puoi usare le parole più eleganti del mondo, ma se non c’è “connessione”, stai solo facendo rumore bianco.
Smettere di aspettare il proprio turno per parlare
Il primo grande ostacolo è che siamo quasi tutti pessimi ascoltatori. Avete mai fatto caso a cosa succede nella vostra testa mentre l’altro parla? Spesso stiamo solo caricando l’arma. Stiamo preparando la nostra risposta, la nostra obiezione, o quel fantastico “te l’avevo detto” che non vediamo l’ora di sparare.
L’ascolto vero è faticoso perché richiede di stare fermi. Significa ascoltare anche quello che l’altro non dice. È nei respiri, nelle pause, nel modo in cui qualcuno distoglie lo sguardo che si nasconde la verità. Quando riusciamo a stare zitti davvero, senza il bisogno di avere ragione, l’altra persona si sente improvvisamente al sicuro. E quando ci sentiamo al sicuro, smettiamo di difenderci. È lì che inizia la comunicazione, quella vera.
Il corpo dice quello che la bocca nega
C’è poi un traditore silenzioso che ci portiamo sempre dietro: il nostro corpo. Possiamo anche sforzarci di seguire lo script del “buon comunicatore”, ma se le nostre braccia sono incrociate e la mascella è contratta, stiamo comunicando chiusura. Cari esploratori di emozioni, l’autenticità batte la tecnica dieci a zero. È meglio dire “guarda, sono stanco e nervoso, facciamo fatica a parlare ora” piuttosto che fingere un’apertura che non abbiamo. La gente lo sente. L’incoerenza puzza, e la reazione istintiva è la sfiducia.
Il vizio di voler avere ragione
Se c’è una cosa che uccide il dialogo è il bisogno di vincere. Trattiamo le conversazioni come se fossero dei tribunali dove deve esserci un colpevole e un innocente. Ma se io vinco e tu perdi, abbiamo perso entrambi, perché il rapporto ne esce ammaccato.
Invece di lanciare accuse tipo “Tu fai sempre così”, che è il modo più rapido per far chiudere l’altro a riccio, dovremmo avere il coraggio di parlare di noi. Dire “io mi sento messo da parte quando succede questo” non è segno di debolezza, è un atto di onestà brutale. Sposta il focus dal dito puntato alla mano tesa. È difficile? Da morire. Richiede di spogliarsi di quelle armature che ci siamo messi per non soffrire.
Domande che aprono mondi
E poi, impariamo a fare domande che non siano dei vicoli ciechi. Invece di chiedere “Va tutto bene?” (a cui chiunque risponde “Sì” anche se sta affogando), proviamo con un “Cosa ti preoccupa di più in questo momento?”. Le domande aperte sono come inviti a sedersi e parlare davvero. Dimostrano che ci interessa il mondo dell’altro, non solo confermare le nostre idee.
Comunicare bene non ci trasformerà in santi, e non eliminerà i conflitti. Ma ci permetterà di litigare meglio, di capirci di più e, forse, di sentirci un po’ meno soli in questa giungla di parole a vuoto. Alla fine, si tratta solo di questo: cercare un ponte in mezzo a tanta nebbia.
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Scoprilo nella mia selezione →Ci vuole pazienza, ci vuole fegato per ammettere di aver sbagliato tono, e ci vuole la voglia costante di ricominciare. Ma ne vale la pena, perché un rapporto dove ci si capisce davvero è l’unica cosa che conta sul serio. Proverete le strategie sulla comunicazione efficace che ho imparato?
Esplorare è vivere, Partiamo!
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Margaret Dallospedale
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