Recentemente ho avuto lo straordinario privilegio di essere invitata direttamente dalla cooperativa La Crotta di Vegneron a partecipare a un press tour esclusivo, volto a scoprire da vicino le meraviglie e i segreti di questo territorio. Durante questo viaggio ho potuto immergermi in una delle realtà vitivinicole più affascinanti e autentiche del panorama italiano: La Crotta di Vegneron. Una realtà che non si limita a produrre vino, ma custodisce l’anima stessa della viticoltura alpina. Se stai pianificando un viaggio in questa regione, c’è un’esperienza che non puoi assolutamente perdere: una degustazione guidata alla scoperta dei loro “vini delle Alpi”.
La Valle d’Aosta è una terra di giganti. Quando si pensa a questa regione, la mente vola immediatamente alle sue oltre trenta vette che superano i 4.000 metri, ai ghiacciai perenni e ai paesaggi alpini. Eppure, tra le pieghe di queste montagne maestose, batte un cuore verde e pulsante fatto di filari arrampicati su pendenze vertiginose, pietra viva e tradizioni liquide che sfidano il tempo.
Non sono in molti a conoscere la straordinaria qualità dei vini valdostani. Del resto non è strano: in tutta la regione se ne producono così pochi che spesso solo i veri esperti hanno la reale possibilità di assaggiarli. Eppure le produzioni, pur piccole, sono sovente di qualità eccellente.
Chambave: un territorio di antica tradizione viticola
La culla di questa produzione è la zona di Chambave, un paese centrale della Valle d’Aosta situato in una posizione strategica, a 18 km a Est di Aosta e 7 km ad Ovest di Saint-Vincent. Questa è una zona di antichissima produzione viticola: pensate che le prime tracce scritte riferibili ai vini prodotti qui, proprio ai piedi delle cime più alte d’Europa, risalgono addirittura al basso Medioevo.
Il segreto di questa longevità risiede in un terreno agricolo semplicemente perfetto per la coltivazione di uve di qualità. I suoli si presentano sabbiosi, ciottolosi, poco profondi e incredibilmente ricchi in sali minerali. È in questo contesto unico che opera La Crotta di Vegneron, un’azienda agricola giovane composta da quasi 100 “vigneron” che, tutti insieme, coltivano poco più di 30 ettari di vigneto. La loro specialità sono i vini prodotti dai particolari vitigni autoctoni della regione, senza ovviamente dimenticare anche quelli più tradizionali: vini di montagna sinceri, franchi e buoni.
Che cos’è “La Crotta”? Il significato profondo nel dialetto Patois
Per comprendere l’essenza di questa cooperativa, bisogna partire dalle parole. Il presidente Alessandro Neyroz ci ha raccontato che, nel dialetto franco-provenzale locale chiamato Patois, la parola “Crotta” significa letteralmente “la cantina di casa”.
“La Crotta era il luogo intimo dove ogni vegneron (vignaiolo) vinificava le uve dei propri pochi metri di vigneto, una fonte di sussistenza fondamentale per le famiglie locali.”
Il Patois è una lingua affascinante, quasi esclusivamente parlata. Storicamente era l’idioma della gente comune, dei contadini e dei lavoratori, non degli aristocratici; per questo motivo, di scritto è rimasto pochissimo. Le poche parole che leggiamo oggi sono nate per assonanza fonetica. Mantenere questo nome nel marchio della cooperativa è un omaggio viscerale alle proprie radici e a quegli antenati che hanno coltivato la terra con fatica e devozione.
Una storia controcorrente salvando il paesaggio
Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo fino al 1980. In quegli anni, l’Italia intera viveva una profonda trasformazione agricola: ovunque si espiantavano i vecchi vigneti storici per passare a colture più redditizie e facilmente meccanizzabili, oppure si sceglieva di fare lavori meno faticosi.
In Valle d’Aosta, però, un gruppo di 25 viticoltori visionari decise di andare controcorrente. Rifiutandosi di veder scomparire i propri vitigni autoctoni e la tradizione dei padri, unirono le forze e fondarono “La Crotta di Vegneron” per vinificare e commercializzare insieme le proprie uve, salvando dall’estinzione un patrimonio genetico e biologico il cui azzeramento sarebbe stato irreparabile. La prima vendemmia condivisa è arrivata nel 1985, segnando il primo vero passo concreto per la salvaguardia del paesaggio locale.
Una delle peculiarità gestionali che mi ha maggiormente colpita riguarda l’organizzazione interna. Non essendoci un direttore generale perché l’azienda è strutturata in modo snello, ogni membro del Consiglio di Amministrazione ha un settore specifico di competenza. In questo modo, il presidente Alessandro Neyroz non porta da solo il peso della gestione, ma tutto il C.d.A. è coinvolto attivamente.
Il segreto dei vini di La Crotta di Vegneron: Pendio, Sole, Pietra e Vento
Quando assaggi un calice firmato La Crotta di Vegneron, stai sorseggiando il territorio. Il segreto si riassume in quattro elementi cardine: Pendio, Sole, Pietra e Vento.
- Il Pendio: I vigneti sono letteralmente strappati alla montagna, situati ad altitudini comprese tra i 450 e gli 800 metri sul livello del mare. Le pendenze qui sono estreme e arrivano a toccare inclinazioni fino al 90%. Questo significa che la meccanizzazione è impossibile: ogni singola operazione richiede ore di faticoso lavoro manuale. È la definizione più pura di viticoltura eroica.
- Il Sole: L’esposizione dei vigneti è strategica: il 90% si trova esposto a Sud (sulla sinistra orografica della Valle d’Aosta) e il 10% a Nord. In autunno e in inverno il sole sorge dietro il versante Nord lasciandolo in ombra, mentre bacia costantemente il costone Sud fino all’estate, quando le ore di luce si equivalgono. Nonostante la presenza dei ghiacciai, la porzione centrale della vallata che va da Saint-Vincent a Nus è incredibilmente secca, con una piovosità inferiore ai 500 mm all’anno (e meno di 90 mm tra giugno e settembre).
- La Pietra: La roccia delle Alpi è il substrato su cui poggiano le radici delle viti. Questo terreno minerale dona ai vini una sapidità e una freschezza naturale immutata nel tempo. Come amano ricordare in cantina, “i vini della Valle d’Aosta e de La Crotta di Vegneron sono minerali da sempre”.
- Il Vento: Un ruolo fondamentale è giocato dai venti di convezione locali. Nei fondovalle si crea una bolla di aria calda che viene spinta verso l’alto e sostituita dall’aria fredda proveniente dalle vallate laterali. Questo phenomenon genera raffiche quotidiane, da marzo a ottobre, che abbattono drasticamente l’umidità, proteggendo i grappoli. Inoltre, le forti escursioni termiche stagionali e giornaliere contribuiscono in modo unico ai profili aromatici delle uve.








La filosofia in cantina e il passaggio generazionale
Un altro aspetto che mi ha fatta innamorare di questa realtà è la loro filosofia produttiva: “Prima si fa il vino, poi si pensa all’etichetta”. Significa che i vini nascono rigorosamente in vigna e in cantina, vengono poi vestiti e messi in commercio; non si inventano prodotti a tavolino perché il mercato li chiede.
Il motto della cantina è “Meno chimica, più biotecnologie”. Durante la vinificazione l’uso di solforosa è escluso, e viene ridotto al minimo indispensabile durante l’affinamento. L’obiettivo è mantenere integri i profumi originari dell’uva, dosando il legno con estrema attenzione. Inoltre, l’esperienza di oltre 40 vendemmie ha svelato che i vini bianchi (in particolare il Muscat) dimostrano una longevità straordinaria, spesso superiore a quella dei rossi.
La cooperativa guarda con forza al futuro per rispondere all’abbandono delle terre da parte dei viticoltori più anziani. Il C.d.A. ha deliberato l’impianto di 1,5 ettari di nuovo vigneto e ha preso in affitto circa 9.000 metri quadri di vigne, affidandone la gestione a due giovani assunti appositamente. La parte più emozionante? I soci più esperti della cantina affiancano questi giovani, insegnando loro gratuitamente e sul campo i segreti per curare le vigne in modo da produrre uve di altissimo livello qualitativo.

L’affinamento speciale nel cuore della montagna: Le Miniere di Cogne
C’è un progetto incredibile che unisce La Crotta di Vegneron alle viscere della terra valdostana: l’affinamento dei vini in miniera. Le miniere di magnetite di Cogne, situate a Costa del Pino, sono tra le più alte d’Europa (con il villaggio minatori di Colonna che raggiunge addirittura i 2.425 metri s.l.m.). Lo sfruttamento di questi giacimenti ha origini antichissime, documentate fin dal 1432. Dopo secoli di storia, passati attraverso la direzione locale del Dottor Grappein nei primi dell’Ottocento e l’interesse di investitori belgi, la miniera ha raggiunto la massima espansione nel Novecento, rimanendo attiva fino al 1979.
Oggi, nel ventre della montagna si snodano oltre 100 km di gallerie, in parte percorribili a piedi e in parte a bordo di un trenino d’epoca. Ed è proprio qui dentro, nella porzione di galleria che un tempo era destinata alla polveriera, che oggi vengono stoccate in affinamento le bottiglie della cooperativa.
Questo tipo di affinamento è sostenibile per natura. A 2000 metri di altitudine, le bottiglie riposano protette dal buio assoluto della Miniera, con 5°C di temperatura e l’85% di umidità relativa costanti tutto l’anno. In queste condizioni ambientali estreme e perfette, i vini si evolvono in maniera totalmente differente: la pressione atmosferica speciale, l’assenza di luce e i fattori climatici costanti armonizzano i fenomeni bio-chimici all’interno della bottiglia. Il risultato? L’assaggio di questi vini diventa un’esperienza sensoriale unica e irripetibile. Per completare l’immersione nella storia, il sito ospita anche il rinnovato Museo Minerario nel villaggio dei minatori a Montroz.




Perché devi assolutamente fare una degustazione da loro
Se stai programmando un viaggio in Valle d’Aosta, inserire una tappa a Chambave per una degustazione alla Crotta di Vegneron è d’obbligo. I loro vini non sono semplici bevande: sono racconti liquidi della tradizione e della storia valdostana. È possibile prenotare visite guidate che uniscono il tour della cantina alla degustazione nel punto vendita, assaporando eccellenze che spaziano dal profumatissimo Muscat de Chambave fino ai grandi rossi autoctoni come il Fumin affinato in miniera.






Un viaggio in Valle d’Aosta non può dirsi completo senza aver guardato negli occhi chi sfida la montagna per regalarci un sorso di pura emozione alpina.
Ti è piaciuto questo viaggio alla scoperta della viticoltura eroica? Resta sintonizzato sul blog, perché nei prossimi articoli ti porterò nel dettaglio dentro le Miniere di Cogne, passeggeremo sul meraviglioso Ponte Romano di Pont d’Ael e ti guiderò tra i segreti storici della città di Aosta!
(Contenuto promosso a seguito di invito a press tour)
Margaret Dallospedale
MARGARET DALLOSPEDALE Agente di viaggio dal 2001 e Direttore Tecnico iscritto all’albo professionale. Dal 2010 esploro il mondo come Travel Advisor e blogger, pubblicando guide quotidiane per chi cerca viaggi autentici e senza imprevisti. La mia missione? Trasformare ogni itinerario in un’esperienza straordinaria grazie a oltre vent'anni di competenza tecnica nel settore turistico. Exploring is living, Let's go!